El strascee

Quella de valzà la vos l'è soa consuetudin
 e ormai la gent gh'ha fada l'abitudin,
 tant vera che quand vun valza tropp la vos
 ghe disen: "Te parét on strascée rabbios!"
 Temp indrée toeu e vend el rottam e ij strasc,
 cartascia o fiasch voeuj a l'era on mesterasc;
 ma incoeu gh'in dij strascée che a dilla franca....
 hin scior del sò, con tant de cunt in banca!
(LO STRACCIAIO. Quella di alzare la voce è sua consuetudine e ormai la gente ha fatto l'abitudine, tanto è vero che quando uno alza troppo la voce gli dicono: "Sembri uno straccio rabbioso!". Tempo addietro comprare e vendere il rottame e gli stracci, cartaccia o fiaschi vuoti era un mestieraccio; ma oggi ci sono degli stracciai che a dirla franca.... sono signori del loro, con tanto di conto in banca!)
"E' uno dei mestieri ambulanti a rotazione invertita; lo stracciaio nel suo deambulare non vende, compra e tira il prezzo. Lo stracciaio non sa parlare, urla sempre anche quando parla nel subcosciente." (Anonimo milanese).
 "Son molti gli antiquari che un tempo erano stracciari". (Anonimo fiorentino).
 "Dàghel   al   Borella"   (il  Borella  era uno   strascée   rottamatt   di   piazza  S. Ambrogio)  si diceva a  chi ostentava e magnificava oggetti di poco conto, invitandoli in tal modo a disfarsene. Se l'"oggetto" era una scassata autovettura, il consiglio d'obbligo era: "Daghela al Cagna!" (il Cagna fu il primo rivenditore di autovetture usate e sfasciacarrozze, sul viale Monza).
 I monelli apostrofavano gli straccivendoli, che avevano il loro quartier generale presso Ponte Vetero, con una cantilena irriverente: "E' mort san Peder, strascée del Ponveder, è mort san Paol, strascée del diavol".
 

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