Il Santo Patrono

Sant’Ambrogio, santo Patrono di Milano, diede il suo nome ai nostri cittadini - ambrosiani, appunto! - e diede loro anche il proprio carattere che da allora li contraddistingue.
Mai come con Ambrogio si assiste alla simbiosi tra arcivescovo, cittadini e città, plasmati insieme indissolubilmente.  Eppure Ambrogio era forestiero e per rappresentare così bene Milano vuol dire che fin dalle origini la nostra città vantava una vera vocazione intercomunitaria.
Quattro furono le basiliche che Ambrogio fece edificare sopra ai templi pagani, mettendo nelle cripte i resti dei santi martiri: San Dionigi, San Nazaro, San Simpliciano, San Celso.  Per tener viva la fede del popolo Ambrogio aveva dato ordine di trovare i corpi dei martiri nei luoghi in cui essi potevano essere stati sepolti.  Poi vi era, in gran pompa, il trasferimento nelle basiliche e la solenne benedizione e consacrazione del luogo sacro
Una storia antica, forse una leggenda, vuole che il rito «ambrosiano», ossia dettato da sant'Ambrogio, fosse in realtà suggerito dalla nequizia dei tempi al nostro più importante arcivescovo.  Non di rado, ai tempi di Ambrogio da Treviri, sacerdoti erano caduti vittima di una rapina, il coltello piantato nella schiena, proprio mentre officiavano.  Razziati i preziosi arredi sacri, profanata la chiesa.  Quando Ambrogio, nel 369,  fu acclamato vescovo di Milano, prima ancora di diventare cristiano (cosa cui rimediò poi in gran carriera), egli proveniva da un difficile e pericoloso governatorato dell'Emilia e della Liguria, e Milano, come pericolosità, non era da meno.
Il rito romano faceva sì che l'officiante volgesse le spalle al pubblico?  Bene, se c'era uno che voleva vedere la gente (e il pericolo) in faccia, quello era Ambrogio! che iniziò a officiare dietro l'altare e tenendo d'occhio le sue pecorelle, non sempre mansuete e timide come il nome poteva far presupporre
La fantasia popolare ha attribuito a Sant'Ambrogio tutta una serie di miracoli che non sono entrati a far parte del processo di beatificazione, ma che, come i Vangeli apocrifi, sono pur tuttavia, illuminanti.
Il primo riguarda Ambrogio, in visita al papa (però l'aveva chiamato per rímbrottarlo) e che esclama: “Santità, devo andare!  Sento le campane di Milano che suonano il 'richiamo' della Messa, non voglio far tardi a officiare!» Naturalmente, qualche istante dopo aver lasciato l'esterrefatto pontefice, Ambrogio era a Milano dietro l'altare.
Il secondo, sempre in Vaticano, comprende Ambrogio che si leva il mantello e, non trovando dove posarlo, lo appoggia su di un raggio di sole che penetra a lama nella stanza in cui il papa gli sta dando udienza.
Il terzo, riguarda la colonna coi due buchi, fuori Sant'Ambrogio. Il Diavolo tenta il Santo, cerca di allettarlo, e siccome non ce la fa, di fronte a questo paladino della fede, pianta le corna nella colonna, per sfogare la sua rabbia.  E i buchi ci sono ancora oggi.

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