Porte - Storia delle Porte

Un tempo i Corpi Santi di Milano (la cui storia più avanti, ci riserviamo di raccontarVi) abbracciavano una vasta rete di territorio e di borghi che presero nome dalla porta principale ad essi più vicina: Romana,Tosa, Orientale, Comasina,Vercellina e Ticinese e la popolazione complessiva dei Corpi Santi era stata sempre considerata parte integrante del circondario cittadino.  La storia dei Corpi Santi e delle Porte, praticamente, si identifica con quella della città e del suo suburbio. resistenza delle porte storiche presuppone quella delle fortificazioni o mura di cinta a difesa della città.  Si sa che le prime fortificazioni e le prime porte o pusterle risalgono alla Milano romana e i carrobbi svolgevano questa funzione d'ingresso alla città.

Le Mure massimiane o repubblicane della Milano romana


Lo storico Bonvesin de la Riva, nel suo volume "De magnalibus Mediolani" edito nel 1288, afferma che Milano sarebbe stata fondata nel 502 a.C.
Nel 1998, la città ha celebrato il 2.500 anniversario della sua fondazione.
Le due strade principali che convergevano sulla Milano romana, fondata dai Galli Insubri e posta tra i fiumi Seveso e Lambro meridionale, s'identificavano con il decumano massimo dalla Porta Romana (piazza Missori) alla Porta Vercellina (inizio corso Magenta) e il cardine massimo dalla Porta Ticinese (Carrobbio o "quadrivium", che indica incrocio di strade) alla Porta che era in piazza della Scala.
Mediolanum, ebbe le sue prime mura urbane alla fine della repubblica romana (terzo e quarto secolo a.C.).
Le prime mura furono erette con un forte zoccolo in pietra arenaria e la cortina fu costruita in mattoni, con rastremazioni successive.
Con Massimiano Erculeo (286 - 305), collega dell'imperatore Diocleziano, la città fu ampliata e difesa da una nuova cerchia di mura.
A sud-est  la cinta muraria si collegava al Circo e proseguiva verso il Carrobbio di Porta Ticinese e le vie S.Vito , dei  Cornaggia,  Paolo da Cannobio, Largo Augusto e via Delle Ore.  All'altezza delle Terme Erculee (che si trovavano sull'area delle attuali piazze Fontana e Beccaria), le mura repubblicane si staccavano,  verso  nord - ovest, lungo le vie Durini, Monte Napoleone, Monte  di Pietà, dell'Orso per raggiungere "Porta Comasina" in via Broletto e proseguire per via Cubani, Largo  Cairoli sino al Circo.
L’arcivescovo Ansperto, nel secolo IX, potenziò le fortificazioni delle porte e le affidò ai custodi col titolo di capitani o valvassori, obbligati, pertanto, ad abitare nelle immediate vicinanze della porta.  Nel XII secolo fu costruita la chiesa di S. Maria alla Porta che fu, in seguito rifatta,su disegno di Francesco Maria Richini nel 1652.  La presenza storica di tale chiesa indica di fatto  che l'edificio sacro era accanto ad una porta, cioè la 'Vercellina". Attigui alle porte vi erano fossati, mura e torri cilindriche adibite a molteplici usi: luoghi di vedetta, abitazione per il guardiano, deposito di grano, sale, olio.
Nel 1338, AzzoneVisconti ristrutturò le vecchie porte o pusterle rinforzandole e abbellendole, ponendovi su ogni porta, un'immagine sacra di Madonna o di Santi e, a migliore difesa della città, costruì le famose 'cento torri"e la seconda cintura di mura.
La terza cintura di mura risale, invece, a Ferrante Gonzaga, Governatore del Ducato di Milano, che ne decise la costruzione nel 1546 in nome di Filippo II di Spagna.  Le mura di Ferrante Gonzaga furono un'opera esclusivamente militare e vennero costruite come fortificazioni per proteggere la città antica, i borghi e un buon tratto di terreno coltivato e di riserva per lo sviluppo futuro della città.  Il circuito pressappoco coincideva con quello del fossato del Redefossi, ove furono fatte confluire le acque del Seveso a tutela degli apprestamenti difensivi, ivi disposti da Azzone Visconti.
La costruzione dei Bastioni mirava, infatti, a cingere di una nuova e più ampia fascia muraria la città, in sostituzione di quella esistente che era diventata antiquata e versava in condizioni di precarietà. 1 lavori di costruzione dei Bastioni iniziarono, nel 1549, dal settore di Porta Orientale e del Castello per proseguire lungo la prima circonvallazione interna, che corrispondeva all'incirca al tracciato ove oggi corrono le linee tramviarie 29 e 30.
La costruzione dei Bastioni durò 11 anni e terminò, infatti, nel 1560.  Le mura spagnole segnarono non solo una netta separazione tra città e campagna, limitando le porte d'accesso, ma suscitarono anche stupore e ammirazione sul piano della tecnica costruttiva di un sistema difensivo inespugnabile e che non aveva alcun segno di fasto, di solennità o d'abbellimento.
Le porte erano collocate lungo gli assi stradali storici e radiali, come proiezione verso l'esterno, in sostituzione delle antiche porte di Azzone Visconti due delle quali si possono significativamente ammirare, tuttora. La prima in fondo a via Manzoni (angolo piazza Cavour/via Senato) e la seconda in prossimità della Basilica di S. Lorenzo.
Verso la fine del XVIII secolo si ricominciò a parlare delle Porte di Milano e, tra il 1783 e il 1786, esse furono trasformate in stile neoclassico.  In quest'epoca si rese, infatti, necessaria una nuova organizzazione amministrativa ed economica di Milano, sia per la riscossione del dazio, sia per la delimitazione fisica dei territorio cittadino rispetto a quello della campagna.  Il rinnovamento urbanistico iniziò con un processo di radicale trasformazione del tratto compreso fra Porta Orientale e Porta Nuova.  Su disegno del Piermarini i "Giardini pubblici" furono saldati al terrapieno che venne spianato e trasformato in un grande viale alberato per il passaggio delle carrozze e dei pedoni.  Il viale si presentava con due marciapiedi e quattro filari d'ippocastani.
Nel 1787 nacque il grande viale di Porta Orientale fino a piazzale Loreto, fiancheggiato da alti pioppi.  La corsia centrale fu riservata ai cavalli e alle carrozze, e le due laterali, protette da colonnine, ai pedoni. Dal 1800, in poco meno di 10 anni, furono costruite ben sei nuove porte monumentali, mentre una sola era bastata per due secoli.  Tale situazione fu possibile perché le vicende belliche, i cambiamenti politici e la stessa trasformazione del modo di fare la guerra, durante la prima metà del XVIII secolo, avevano ridotto l'importanza militare delle mura di Ferrante Gonzaga.
Fu Porta Orientale, per prima, a mutare aspetto, presto seguita, nell'arco dei trenta anni successivi, dalle altre cinque porte: Nuova, Ticinese, Vercellina, Comasina, Sempione.  La costruzione delle porte neoclassiche concluse quel periodo storico di Milano che vide passare da militare a civile l'uso dei Bastioni e dello stesso spazio da essi occupato.  La scomparsa delle mura spagnole fu causa della crisi delle porte, accompagnata dal degrado dello spazio.  La costruzione dei viali alberati, lungo il perimetro dei Bastioni, la trasformazione di alcune porte storiche in stile neoclassico (Orientale e Ticinese) e la costruzione di nuove porte contribuirono a dare un nuovo modello d'espansione urbana.
Si ricorda che lungo i Bastioni e i viali alberati di Porta Orientale, nel 1823, girovagava in solitudine Giacomo Leopardi, ospite dell'editore veneziano Fortunato Stella che svolgeva un’attività libraria a Milano.  La nostra città fu per Leopardi una speranza di lavoro e di guadagno, ma anche fonte di delusione, tanto che il poeta persuase l'editore di liberarlo dall'impegno della traduzione di tutte le opere di Cicerone, lasciandogli gli "idilli",  il primo dei quali era "L'Infinito ". Fu così che da Milano Leopardi si trasferì a Bologna, ove conobbe amici ed ebbe grandissimo rispetto.
Già prima del Leopardi, il Parini, negli ultimi anni della fine del Settecento ormai vecchio e tormentato dalla podagra faceva passeggiate quotidiane, sotto i tigli di Porta Orientale come rievoca il Foscolo ne "I Sepolcri".
Nel 1800, Milano, capitale della Lombardia contava 11 Porte (Porta Romana con succursale Porta Vigentina, Porta Orientale con succursale Porta Tosa, Porta Nuova, Porta Comasina con succursali Porta Tenaglia e Porta Sempione, Porta Vercellina, Porta Ticinese con succursale Porta Lodovica), oltre che le due che servivano alla navigazione, cioè Tombone di S. Marco e Tombone di Viarenna (attuale via Conca del Naviglio) entrambi con un laghetto che fu coperto nel 1857.
 Il destino delle Porte di Milano si concluse con la cessazione della loro importanza e funzione, tanto che alla fine dell'Ottocento erano già tutte decadute.  Tale decadimento si accentuò nel Novecento fra il disinteresse generale e le carenti opere di mantenimento e di restauro delle porte stesse.

Questo testo e quelli relativi alle Porte , ai Navigli e Fontanili, sono stati tratti dal Vol.1 della "Memoria storica e rinnovo urbano" di Antonio Iosa Presidente del Circolo Culturale Perini.

 

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