Porta Magenta

Porta Vercellina (ora Porta Magenta) si trovava sull'asse tra le vie Brisa, Meravigli e San Giovanni sul Muro, dove esisteva una "cantarana o fossato" e vi convergevano alcune strade formando il "Carrobbio di Porta Vercellina , secondo alcuni studiosi, antica "Porta Giovia". L'arcivescovo Ansperto affidò le porte a custodi coi titolo di capitani o valvassori, obbligati ad abitare nelle immediate vicinanze della porta stessa.  Nel XII secolo fu costruita la chiesa di S. Maria alla Porta, su disegno di Francesco Maria Richini del 1652, e che indica un edificio sacro eretto accanto a una porta. Attigui alle porte vi erano fossati, mura e torri cilindriche adibite a molteplici usi: luoghi di vedetta, abitazione per  il guardiano, deposito di grano, sale, olio.  All'incrocio tra l'attuale via Carducci (ex via San Girolamo) e corso Magenta (ex corso di Porta Vercellina) era collocata la porta.
Porta Vercellina era difesa da un'antica torre con munitissime fortificazioni poste al ponte di San Vittore.  Tale torre, ha conosciuto l'ultimo restauro nel 1988/89 e viene, tradizionalmente, chiamata "Torre di Ansperto" (perché ritenuta opera del IX secolo, ai tempi del grande arcivescovo Ansperto). . La torre, rialzata dal campanile del monastero maggiore voluto da Ansperto (868-881), proteggeva quest'area sud della città racchiusa entro la Cerchia dei Navigli.Tutta la parte inferiore, anche se modificata, costituisce   una delle torri terminali del Circo, prossima al carcere, donde partivano le quadrighe.  Si nota sul fianco un timpano in mattoni che poggiava su due mensole, di cui si conserva la destra.
La Porta fu, poi, dotata di un ponte levatoio sul ramo del Naviglio chiamato di S. Girolamo: unico tratto non navigabile della fossa interna o cerchia dei navigli, che diventerà navigabile solo con Filippo Maria Visconti, verso la fine del XV secolo.  L’accesso alle porte era protetto da catene di bronzo per impedire passaggi sgraditi e una campana fungeva da segnale.  La pusterla "Giovia" era una porta minore di Porta Vercellina.
La costruzione dei Bastioni portò alla demolizione di questa vecchia porta e alla costruzione di una nuova in angolo fra via Toti e l'attuale corso Vercelli. L’espansione delle fortificazioni resero importante il tracciato dei Bastioni di PortaVercellina che si collegavano da un lato a Porta Ticinese, dall'altro al Castello Sforzesco.
Nel 1805, Porta Vercellina fu rifatta su disegno di Luigi Canonica, architetto nato nel Canton Ticino e vissuto a Milano in via S.Agnese 2. In quest'area esisteva il convento delle Agostiniane di S. Agnese che, nel 1921, divenne la prima sede dell'Università Cattolica.
Porta Vercellina fu innalzata sull'area di piazzale Baracca per accogliere degnamente Napoleone I, che si fece incoronare re nel Duomo di Milano il 26 Maggio 1805. Originariamente la porta fu chiamata "Novarium o ad Novariam " perché conduceva a Novara, poi fu detta Vercellina perché posta all'inizio della Strada per la città di Vercelli, città fondata dai Celti.  Quando nel 1806 Milano fu divisa in sestieri che partivano dal Broletto (piazza Mercanti), Porta Vercellina faceva parte del sestiere di San Michele al Gallo (una chiesa sul cui campanile svettava un gallo dorato).
Nel 1810, si aprì la Strada Vercellina, mentre corso Vercelli ebbe il nome in parola solo il 7 Giugno del 1878 con l'apertura del traforo del Sempione.  Da Porta Vercellina fece, per due volte (1800 e 1802), il suo ingresso in Milano il generale G. Murat.
L’8 Giugno 1859 Napoleone III e Vittorio Emanuele II, dopo essersi incontrati alla cascina Pobbiette nei pressi di Quarto Cagnino, entrarono da Porta Vercellina e deviarono verso l'Arco della Pace accolti dalle fanfare francesi e piemontesi che suonavano "La bella Gigogin ". Nel medesino 8 Giugno, da Porta Vercellina, uscì un inconsueto corteo di carrozze di nobili e carretti di cittadini comuni per recarsi verso Magenta e trasportare a Milano i feriti francesi, italiani e austriaci.
Il 26 Ottobre 1860, il Borgo delle Grazie e il corso di Porta Vercellina divennero ufficialmente corso Magenta.  L’antico corso di Porta Vercellina iniziava dall'antica chiesa del Monastero Maggiore,  raggiungeva la "Baggina" del Pio Albergo Trivulzio e procedeva lungo viale Monte Rosa, uno fra i più belli della città,  per terminare in piazzale Lotto.
Dopo l'assorbimento amministrativo del Comune dei Corpi Santi nel 1873, i bastioni di Porta Vercellina, che già avevano perso alla fine del '700 la loro funzione difensiva, persero anche quella di cintura daziaria.
Tra il 1880/81 fu edificato il carcere di S.Vittore, con ingresso da via Filangeri, su pianta toponomastica a raggiera su cui erano disposti i padiglioni che, per la cultura carceraria dell'epoca, erano considerati moderni e più rispondenti a motivi umanitari.
Nel 1885, iniziò la demolizione delle mura spagnole anche in questa zona della città.  Il primo tratto a cadere fu proprio quello compreso tra il Castello e Porta Ticinese.  Insieme alle mura fu distrutta anche Porta Vercellina per cui non esistono tracce dei bastioni, della porta e dei caselli daziari.
Oggi, piazzale Baracca è diventato un importante snodo di traffico urbano che scorre intenso lungo il viale di Porta Vercellina per viale Papiniano.  Da via Ariosto e viale S. Michele del Carso si raggiunge piazzale Aquileia che s'innesta sulla via Foppa che conduce a Lorenteggio e alla Strada Nuova Vigevanese. 
Si ricorda che il borgo di S. Pietro in Sala confinava, nella parte ovest con gli ex Comuni di Lorenteggio e di Baggio, Muggiano e Sellanuova lungo tre direttrici di traffico.  La prima si dirigeva verso gli ex Comuni di Quarto Cagnino, Quinto Romano, Sellanuova, Muggiano e Baggio (lungo le attuali vie Rubens, Rembrandt, Novara, Trivulzio, Forze Armate, Mosca).  La seconda direttrice collegava gli ex Comuni di Figino e di Trenno lungo le attuali vie Lampugnano e Ippodromo, in prossimità del Lido di piazzale Lotto e di piazza S. Maria Nascente, ove è sorta una nuova chiesa. La terza direttrice partiva da piazzale Aquileia e si collegava con Lorenteggio e il suo territorio.

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