Porta Lodovica

Porta Lodovica anticamente si chiamava Porta di Sant'Eufemia e sorgeva al termine di Corso S. Celso (corso Italia).  Il nome le fu dato in onore di Lodovico il Moro che aveva fatto restaurare l'antica porta di cui si è perduta ogni traccia.  Porta Lodovica era l'ingresso al borgo S. Celso per collegarsi al centro della città.  Lungo il suo percorso s'incontravano il monastero dei padri Benedettini e la chiesa dedicata ai SS.  Nazaro e Celso. 1 due Santi, vissuti nella seconda metà del III secolo, furono martirizzati, per la loro fede cristiana, all'inizio della persecuzione di Diocleziano. 1 loro corpi furono trovati in un orto, detto campo dei "Tre Mori" (in senso latino dei tre gelsi) da S. Ambrogio, vescovo di Milano, dopo il 395.  Sul finire del IV secolo il corpo di S. Nazaro fu trasportato nella Basilica dei SS.  Apostoli e S. Nazaro Maggiore in Brolo, mentre il corpo di S. Celso fu lasciato sul posto dove fu trovato e anche martirizzato e qui sorse la chiesa di S. Celso in Campo.  Fra il 1490 e il 1506 fu costruita, a fianco della Chiesa di San Celso, quella di Santa Maria, che portava un affresco della Madonna sul muricciolo.
Nel 1491, furono eretti la facciata e l'atrio della chiesa di S. Maria e la vecchia chiesa di S. Celso fu dimezzata, anche il sarcofago paleocristiano del Santo fu trasferito nel santuario maggiore di S. Nazaro in Brolo.  Di fronte all'antica chiesa di S. Maria, in età medioevale, fu aperto un ospizio per trovatelli che, nel 1758, fu intitolato a S. Luca (attuale via omonima) e fu gestito dai frati Cistercensi.
All'inizio della Strada di S. Celso si trovavano due chiese attigue, che esistono tuttora e davano origine al borgo storico.  La prima, dedicata a S. Eufemia, fu originariamente costruita in stile romanico ed oggi si presenta in stile tardo - ottocentesco.  La seconda, dedicata a S. Paolo Converso o delle Monache, è di origine cinquecentesca a struttura monasteriale e conserva pregevoli affreschi dei fratelli Campi.
Dal 1860 lo sviluppo urbanistico di Milano accentuò i  varchi d'accesso in direzione di tutte le porte.  Si svilupparono i nuovi quartieri della periferia storica racchiusa entro e oltre le mura spagnole.  Il sistema bastioni - porte - canali da punto di forza divenne intralcio a un'edilizia che traboccava da ogni parte e si espandeva a macchia d'olio sul territorio.
Dal 1880 aumentarono i varchi e Porta Lodovica si può considerare il simbolo di tale mutamento.
Nel 1905, furono demolite le mura poste tra Porta Ticinese e Porta Lodovica e le parti non abbattute furono incluse fra le costruzioni che vi si appoggiarono e che riempirono tutta la fascia fra i Bastioni e la circonvallazione interna.  In questa prima fase, le porte storiche non furono le uniche a segnare il percorso delle grandi direttrici di traffico per il sorgere di nuovi accessi alla città e, pur non avendo archi, portelli e caselli, furono anche i nodi di confluenza di un nuovo piano di viabilità e di espansione urbana.
Porta Lodovica, succursale della Ticinese, si trova al termine dei viali Gian Galeazzo - Col di Lana e all'inizio dei viali Beatrice d'Este e Bligny. L’asse di attraversamento centrale è costituito dall'odierno corso Italia (già S. Celso) e dal prolungamento sulla via Teuliè - piazza Bibbiena - viale Tibaldi per collegarsi ai nuovi quartieri situati oltre l'anello della circonvallazione esterna.
Nel piazzale di Porta Lodovica non si notano tracce di porta o di archi, ma si conferma parimenti che esso  costituiva un punto di riferimento importante per unire il centro storico con l'area dei Bastioni della prima circonvallazione interna e con quella della circonvallazione esterna.
Porta Lodovica fu, quindi, una vera e propria porta storica d'ingresso in Milano per raggiungere le chiese di S. Celso e quelle di piazza S. Eufemia e San Paolo Converso, oltre che per il raccordo con Porta Romana sino al ponte di.via San Damiano.

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