Milano romana

La Milano romana esiste ancora, anche se è una Milano di sotto. Le mura, messe a vivo in parte dagli scavi, in parte dai bombardamenti dei 1943 e in parte dai lavori per la metropolitana, interessano un quadrilatero che va da piazza Beccaria a piazza Scala, a via Bocchetto e a San Giovanni in Conca, per tornare a piazza Beccaria.
 Prima delle demolizioni del Rebecchino e del nuovo sagrato del Duomo, si potevano vedere a vista le vie che dividevano la città in tanti quadrilateri minori.
 Milano romana non era a cerchi concentrici, ma quadrata come l'architettura urbanistica di Roma imponeva.
 Fuori dalla cerchia di queste mura, sotto San Giovanni in Conca, c'è il cimitero dei Pellegrini e dagli scavi sono usciti vasi balsamari e lacrimatori, olle cinerarie, lucerne sepolcrali. I romani, scrupolosi igienisti, stabilirono per legge che i sepolcreti fossero fuori le mura e almeno a sessanta piedi di distanza dai rustici abitati.
«Hominem mortuum in urbe ne sepelito neve urito», «un uomo morto non sia né sepolto né cremato in città». Sotto via Monte di Pietà le mura di Massimiano Erculeo, dove venne rinvenuta una magnifica lapide detta di Sevino C. Herennius, dedicata alla sua famiglia e istoriata con una gorgone e due delfini. La gorgone era l'emblema del sole, attraverso il quale si passava alla luce eterna dell'al di là. I delfini, ritenuti i pesci più veloci, significavano la fugacità della vita terrena.
 La Milano romana è quasi tutta sottoterra: ma in parte ancora visitabile. Il circo e le terme sono visibili sotto San Lorenzo Maggiore; sotto al palazzo della Borsa Valori esistono mura e camminamenti. Altri insediamenti romani sotto la via San Primo, da cui proviene la statua acefala di Afrodite.
 Sotto San Carpoforo c'è un Tempio di Vesta.
 Altre vestigia romane sotto via San Dalmazio e via Santa Margherita, da cui provengono due tronconi: un busto femminile, un bacino e le gambe. Combaciano perfettamente!
 Ed ecco un'altra effigie di Venere, molto celebrata a Milano. Un altro cippo dedicato alla dea proviene dagli scavi sotto piazza della Scala.
 La vicinanza tra Santa Margherita e la Scala, con i relativi ritrovamenti, fa pensare che proprio lì sotto, vi fosse un tempio dedicato a Venere.
 Del resto, non lontano, sotto la chiesa di Santa Radegonda, si pensa vi sia stato un tempio di Diana.
 Dovunque, sotto la nostra Milano, vi è storia.
 Non tutto è ancora visibile, non tutti i camminamenti sono agibili.
 La Milano cristiana si fonderà sopra quella pagana.
 Il tempio di Minerva custode delle immobili vedrà sorgere sopra di sé la protochiesa, dedicata a santa Tecla, sulla quale si eleverà poi il Duomo.
 Ma prima ancora, vediamo quali sorprese ci riserva il sottosuolo di Milano.
 Sotto San Nazaro, a porta Romana, vi era un cimitero cristiano. Durante alcuni lavori condotti a metà del secolo scorso, nello scavare allo scopo di creare cantine, vennero alla luce dei preziosi sepolcri cristiani, con dipinti riguardanti il Vangelo dell'Apocalisse. E anfore, e bicchieri di vetro azzurrino, e un'infinità di oggetti preziosi.
 Di tali pitture resta solo una traccia in disegni fatti all'epoca, perché l'imperizia dei tempi fece sì che le formelle andassero distrutte.
 Non è rimasto nulla del doppio muro evocato dal poeta Ausonio, nel suo epigramma che celebra i fasti di Milano. Sappiamo però del circo tra San Lorenzo e l'attuale via Circo. Dell'ampio anfiteatro, del quartiere delle terme, della zecca, dei portici romani: il tutto è ben custodito nella zona sotto alle cinque vie.
 Si scoprirà forse se è vero che l'imperatore Massimiano si fosse costruito un palazzo monumentale, esteso dal Monastero Maggiore a 'tutta la via Circo, cinto da mura, prolungamenti di quelle della città stessa dal lato di porta Vercellina.
 Sempre sotto al Monastero Maggiore la credenza dice che sorgesse un immenso palazzo. Tra l'altro, verso la via San Nicolao venne scoperto il basamento romano di un vastissimo edificio, e con materiale laterizio romano vennero costruite le due  torri, una delle quali, la tonda, detta «di Ansperto», è stata innalzata nel IX secolo dall'arcivescovo Ansperto da Biassono.La torre tonda che vediamo ora fu costruita con materiale tolto dagli scavi.
 Al tempio di Ercole o terme di Ausonio appartenevano le colonne di San Lorenzo che ancor oggi stanno innanzi alla basilica.
 Negli scavi fatti in varie epoche vennero ritrovati mascheroni di leone con tre fori  (per l'uscita dell'acqua dal calidarium, dal tepidarium e dal frigidarium).
 Le colonne, sedici, erano disposte nell'attuale posizione e delineavano la primitiva linea dell'edificio.
 In parecchi punti della città si trovavano altre terme, non lusso dei patrizi ma abitudine quotidiana di molti.
 Nella cappella ottagonale di Sant'Aquilino si trovarono scavando grosse pietre prismatiche tali da far pensare a vasche o piscine.
 entre l'acquedotto che alimentava le terme passava dalla vecchia via San Michele, dal 1171 detta via alla Chiusa o della Chiusa. L'acquedotto versava le acque nella Vettabbia, allora detta Vitabile.
 Non lontano da San Lorenzo, un'altra via, detta Bagnera ricorda l'antica esistenza di altre terme.
 Il circo sorgeva invece tra le vie Brisa, Morigi e Gorani, e la sua esistenza è confermata da una lettera di Sant'Ambrogio e dalla lapide di Urbico gladiatore, che è conservata al Museo Archeologico.
 L'epigrafe ci racconta la sua breve esistenza. Urbico fiorentino, con moglie e due figlie, vittorioso per dodici volte nell'arena cadde la tredicesima, a soli ventidue anni di età. Un cane guarda mestamente sulla lapide il suo padrone morente.
 Nel 588 il circo a Milano c'era ancora. Vi fu incoronato in quell'anno Adaloaldo figlio di Teodolinda e Agilulfo. Pare che il circo sia poi stato  distrutto dall'incendio del Barbarossa.
 Quanto al famoso teatro, che sorgeva presso l'attuale via Santa Maria Fulcorina, e vicino a San Vittore, di esso ci è rimasto il ricordo tramandato dagli scrittori del passato, e i due bellissimi vasi detti «della commedia» e «della tragedia», che il nostro Museo Archeologico conserva nelle sue sale.
 Negli scavi del 1899 in Cordusio, una realtà di transizione emerge a proposito della Milano che passa la sua epoca dalla romanità al cristianesimo.
 Mosaici raffiguranti leoni, capitelli compositi, frammenti di colonne, un frontone con una cavalcata di amazzoni, un mosaico protocristiano (a fasce, ritrovato presso la chiesa di San Giovanni in Conca), e bassorilievi, teste di cavalli, figure di genietti, di belve.
 I puttini romani, i piccoli Bacco, muniti di ali dalla nascente cristianità, volano dagli scavi agli altari delle protobasiliche, diventano San Giovannini, angeli custodi, Bambini Gesù, lasciano il  loro spirito pagano, vengono sacralizzati.

 

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