Naviglio di Pavia

I lavori per la costruzione del Naviglio di Pavia per collegare Pavia - Binasco - Milano furono fra i più tormentati dell'ingegneria idraulica lombarda.  L'idea di collegare il bacino del Po con i laghi e i passi alpini attraverso un canale, che permettesse alle città di Milano e di Pavia di controllare i ricchi traffici che si svolgevano su questa direttrice, risale al periodo visconteo.
Per quasi due secoli i progetti trovarono ostacoli insormontabili alla loro realizzazione.Tale iniziativa riprese sotto il dominio degli Spagnoli che, verso la metà del 1500, avevano chiusa la città con una cinta più esterna: "i bastioni, ma nel 1600, a causa della grande crisi economica, tutti i progetti furono completamente abbandonati.  Solo alla fine del XVIII secolo furono eseguiti nuovi studi e progetti per la realizzazione di quest'opera, al fine di superare l'ostacolo di “conca  fallata”.
Il Naviglio di Pavia ha origine da Milano (darsena di Porta Ticinese) e, dopo un percorso di 33 Km, finisce nel Ticino a valle di Pavia.  Il dislivello è ridotto da 14 conche leonardesche che costituiscono il motivo maggiore d'interesse storico e di curiosità d'ingegneria idraulica.
Nel 1805, il Naviglio pavese, su decreto di Napoleone Bonaparte, fu oggetto di interventi e il progetto fu definitivamente approvato nel 1807, dopo che gli ingegneri idraulici lombardi, forti della realizzazione del Naviglio di Paderno, riuscirono a superare le difficoltà con la costruzione di conche con base poligonale anziché rettangolare, sostituendo la gradinata per ammortizzare il salto dell'acqua con il parapetto ideato dal Meda.  Altre valide modifiche e innovazioni tecniche furono introdotte dall'ing. Parea.  I lavori iniziarono nel 1809 con l'apertura alla navigazione del primo tronco del canale, dalla Darsena a Rozzano; nel 1810 la navigazione giunse a  Moirago; nel 1811, a Binasco e, nel 1814, a Torre del Mangano a solo 7 km daPavia. Tale opera fu, poi, ultimata nel 1819 durante il periodo della Restaurazione austriaca e il collegamento fra i Navigli milanesi divenne definitivo.
Il Naviglio di Pavia, lungo 35 Km, è fornito di 14 conche di cui solo due hanno un salto entro i i due metri, mentre le restanti variano da tre a cinque metri. Le ultime conche, comprese quelle doppie, essendo radunate in meno di due chilometri, formano una sorta di gradinata costruita in marmo di Varenna.  Da  piazza XXIV Maggio, il Naviglio di Pavia segue in alzaia o  lungo la via Ascanio Sforza, trovando motivi di deviazione, dalla sinistra del Naviglio per Cassino Scanasio (col suo castello quattrocentesco) - Rozzano e toccando, nel suo percorso, i comuni di Basiglio, Lacchiarella,  Zibido San Giacomo, sino a Binasco (noto per il massiccio castello visconteo in mattoni, con cortile porticato e torri) e a Casarile.
Il triste periodo dell'abbandono dei navigli è durato per oltre un secolo a causa della "rivoluzione industriale" e dell'avvento dell'era ferroviaria.  Il Naviglio Grande fu l'ultimo dei navigli milanesi ad entrare in crisi verso la fine dell'Ottocento.
Ad ovest della metropoli esistono, oggi, questi suggestivi navigli che si allacciano al Ticino in un panorama di campagne, boschi, verde, monumenti, ville con una varietà di temi ambientali, naturalistici e artistici.  Il perimetro del territorio si trova infatti fra la riva sinistra del Ticino, l'autostrada Milano - Torino, la tangenziale Ovest e l'autostrada Milano - Genova.  Il paesaggio racchiude una realtà tutta da scoprire in un discorso di valorizzazione del patrimonio di beni ambientali e architettonici nella provincia milanese che deve essere considerata, comunque, come una continuazione della metropoli.
Da ciò è nata l'idea di suggestivi percorsi o itinerari rappresentati dalla valle del Ticino, dalle ville settecentesche, dai castelli e dalle abbazie che sorgono, tra l'Abbiatense e il Magentino, a testimonianza di una civiltà rurale che l'industrializzazione non ha cancellato.
Oggi il futuro dei Navigli milanesi si presenta migliore; si sogna di trasformare la darsena in una pittoresca piazza sull'acqua e, addirittura, in un porto turistico per salpare alla volta del mare, con la navigazione di piccole imbarcazioni, sino a Venezia.  Da un ventennio è venuta, infatti, maturando l'idea della loro riscoperta per una nuova valorizzazione sul piano e della memoria storica e,soprattutto, su quello di un loro parziale recupero per rilanciare le tradizioni locali e dar vita ad un'attività turistico - ricreativa.
In tale direzione si collocano i due progetti, presentati nella primavera del 1998, per trasformare la darsena (il vecchio lago di Sant'Eustorgio), in piazza sull'acqua. L’attuale specchio d'acqua stagnante si estende su di un superficie di 18 mila metri quadrati ed è profondo poco più di un metro, con rive malsicure e animate, solo di sabato, dalla fiera di Sinigaglia.  Il primo progetto di trasformazione di questa umida pozza d'acqua è stato presentato il 26 Maggio 1998 presso la sede della Canottieri Milano in via Alzaia Naviglio Grande, 160.Tale progetto, elaborato da un gruppo di architetti per il mensile "Dove", prevede una riqualificazione urbana tra piazza Generale Cantore e viale Gorizia con la realizzazione di un teatro all'aperto, coperto da una grande vela simbolica, di un ponte che collega la sponda al teatro, di una passeggiata pedonale lungo viale G. D'Annunzio, di un bar del porto, con spazi sia coperti che all'aperto.  L’imbarcadero e il ristorante sono previsti verso piazza XXIV Maggio, che sarà posta al centro di un tappeto erboso e ricongiunta ai suoi due caselli daziari.
Il secondo progetto, più ambizioso, sostenuto dall'Associazione Amici del Naviglio, mira a riaprire la navigazione dei canali meneghini sino al Po, in modo da consentire di viaggiare via acqua da Milano a Venezia attraverso i moderni barconi in un paesaggio turistico - artistico di grande interesse storico - monumentale. Il costo del progetto, per salpare dal Ticinese alla volta dell'Adriatico, è di 200 miliardi.  In che si realizzi il sogno di questo secondo progetto, i milanesi sperano almeno di potere consumare un caffè lungo le rive della darsena.
Viviamo in una società che comincia ad avere più rispetto del suo territorio.  Il fascino e la suggestione dei navigli milanesi sono, tuttora, vivi.

Contatta il Biscione | Su questo sito                                                                               Copyright © 2017. All Rights Reserved.